La fontana che traslocò

Via Giulia è una delle più belle strade rinascimentali di Roma. Solenne e forse un po’ malinconica, è la meta ideale per una passeggiata fatta senza fretta, ammirando i palazzi, le chiese e le piazzette che si offrono senza soluzione di continuità, scandite dalle eleganti botteghe degli antiquari. Tanto per darvi un esempio, tra i molti possibili, vi suggerisco di soffermarvi proprio al numero 1, che corrisponde al Palazzo Falconieri, una nobile famiglia fiorentina che dette alla Chiesa non solo vescovi e cardinali, ma anche beati. Orazio Falconieri lo comprò nel 1638, con un esborso notevole reso possibile dalle rendite che la famiglia percepiva per la gabella del sale. Insomma il nostro palazzo romano è l’omologo di quello parigino che ospita il Musée Picasso, detto appunto Hôtel salé per l’origine della fortuna che il suo antico proprietario aveva realizzato grazie allo stesso privilegio. 

Dopo l’acquisto, Orazio affidò l’ampliamento del palazzo a Francesco Borromini, che lo ampliò aggiungendo tre finestre e creando, per ragioni di simmetria, un secondo portale che però è cieco. La grande fantasia di Borromini si sbizzarrì nel creare le due bellissime erme, collocate agli spigoli della facciata, rappresentate con testa di falco per alludere all’elemento araldico della famiglia, e con i seni forse come omaggio alla nota bellezza delle donne Falconieri ancora testimoniata, in epoche più tarde, dai viaggiatori del Grand Tour. Prima di proseguire la passeggiata, conviene alzare gli occhi alla loggia che sovrasta il palazzo e alla sua elegante balaustra.

Tornando a via Giulia, stupisce che una strada tanto importante non vanti una fontana in una delle piazzette che si aprono sul suo corso. L’unica che ancora si vede è quella del Mascherone, formata da un’antica vasca termale e da un mascherone (da cui il nome) che getta acqua. Il giglio dei Farnese conclude il tutto. Si narra che nelle grandi occasioni i Farnese facessero sgorgare vino dalla fontana, posta proprio dietro al loro palazzo.

In realtà a via Giulia c’era una fontana che chiudeva la strada, addossata come una quinta monumentale all’Ospizio dei Mendicanti, ora demolito. Fatta erigere da Paolo III Farnese, era alimentata dall’acqua di un acquedotto costruito da quel pontefice di cui ebbe appunto il nome. In piccolo aveva una struttura analoga a quella della grandiosa Mostra dell’Acqua Paola che si erge in cima al Gianicolo.

Se ora non c’è più, è semplicemente perché “traslocò”. Quando si lavorava per la costruzione dei Lungotevere, la fontana in fondo a via Giulia era d’ingombro e fu necessario smontarla. Circa vent’anni dopo un ingegnere del Comune ebbe la brillante idea di rimontarla a piazza Trilussa, al di là di Ponte Sisto, quasi in linea con quello che i romani chiamano il “Fontanone”. Di colpo le due fontane di Paolo III dialogano tra loro, sia pure da lontano. Se qualcuno non credesse alla storia del trasloco, basta citare un dettaglio dell’epigrafe dedicatoria, che non è stata modificata, in cui si dice che Paolo III portò l’acqua dal Gianicolo “al di qua del Tevere”, cioè sulla riva sinistra, come infatti era avvenuto nel 1613 quando la fontana fu costruita. Ma quanti leggono con tanta attenzione l’epigrafe da notare l’attuale incongruenza?

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