Andrea, pescatore di uomini

Tra le tante chiese che a Roma sono dedicate a sant’Andrea, questa passeggiata ne prende in considerazione tre poco distanti l’una dall’altra: Sant’Andrea delle Fratte nella via omonima, Sant’Andrea degli Scozzesi in via delle Quattro Fontane e Sant’Andrea al Quirinale in via del Quirinale.

Il Vangelo secondo Giovanni ci racconta di come i primi discepoli si unirono a Cristo. Tra loro c’erano due pescatori Andrea e suo fratello Pietro, ai quali Gesù rivelò di seguirlo che li avrebbe trasformati in pescatori di anime.

La vita di Andrea si riassume facilmente: fu il primo apostolo, fondò una sede episcopale a Bisanzio e, come suo fratello Pietro, fu condannato ad essere crocifisso sotto il regno di Nerone. Pietro chiese per umiltà di non morire come Cristo ma di essere crocifisso a testa in giù. Allo stesso modo, Andrea chiese di subire il martirio su una croce decussata, ossia a x

La chiesa di Sant’Andrea delle Fratte ha origini antichissime. Già era citata intorno al Mille come chiesa suburbana. Lo stesso nome indica che all’epoca era circondata dalla vegetazione. Una conferma il toponimo della strada limitrofa, evidentemente non costruita perché chiamata “Capo le case”.  La chiesa passò attraverso varie fasi costruttive, ma la svolta importante avvenne quando la nobile (e ricca) famiglia Del Bufalo ne affidò il completamento a Francesco Borromini.

La configurazione precedente costrinse il geniale architetto a costruire una cupola tonda, che riuscì però a incastonare in un altissimo tiburio. La sua fantasia si sbizzarrì poi nella costruzione del campanile, una vera e propria guglia, testimonianza della riflessione di Borromini sull’arte medievale (va sempre ricordato che si era formato come scalpellino nella costruzione del Duomo di Milano). Il campanile è un gioiello di originalità, con le sue erme angeliche, le orifiamme, la verticalità dell’elemento araldico sormontato da una corona di ferro e dalla croce, il tutto presentato in un gioco dinamico di volute e superfici concave. Per ammirare da vicino la parte superiore della chiesa, c’è un unico modo: salire all’ultimo piano della Rinascente e concedersi un caffè sulla terrazza.

Non si sa come sant’Andrea sia diventato patrono degli scozzesi. La leggenda parla di una traslazione di sue reliquie da Patrasso, dove era morto, alla Scozia. È, invece certo che la croce di sant’Andrea fu adottata già intorno al Mille nel Saltire, la bandiera nazionale scozzese che è la più antica d’Europa. 

Le sorti della chiesa romana intitolata a Sant’Andrea degli Scozzesi, intimamente legata alle vicende storiche e religiose della Scozia, conobbe il suo massimo splendore quando Giacomo III Stuart scelse Roma come sede del suo esilio. La chiesetta fu allora teatro di messe solenni, funerali, tra cui quelli della madre dell’aspirante re, e battesimi come quello del suo secondogenito. Sul timpano che sovrasta il portone si riconoscono pesci e croce decussata, attributi di sant’Andrea. L a pala sull’altar maggiore ci presenta il martire che prega davanti alla sua croce. I carnefici, raffigurati con ceffi da galera, lo guardano con impazienza. Da notare i lacci che pendono dalla croce e che serviranno per legare il santo che, al contrario di Cristo non sarà inchiodato.

Gian Lorenzo Bernini, architetto di capolavori come il colonnato e il Baldacchino di San Pietro, la cappella Cornare a Santa Susanna, Palazzo Chigi e Palazzo Barberini, riteneva che Sant’Andrea al Quirinale rappresentasse la sua opera più riuscita. 

Sono presenti tutti gli elementi dell’architettura classica – pilastri, colonne, timpano, architrave, arcone – ma combinati in modo tale da dare vita ad una struttura completamente diversa. All’esterno, la breve scalinata semicircolare è ripresa dall’architrave curvo del protiro all’interno del quale si inserisce il grande stemma papale. Il tutto è incastonato in due altissimi pilastri corinzi coronati da un timpano triangolare. 

Le forme curve della facciata preannunciano l’interno, un’ellisse con il lato breve orientato verso il portale, di fronte al quale si apre la straordinaria struttura che ospita l’altar maggiore realizzata con quattro colonne di marmo rosso. Per lo spazio così definito, Bernini realizzò un altar maggiore di bronzo dorato con decorazioni di lapislazzuli. Avrete subito individuato l’immancabile tavola con il martirio di sant’Andrea sull’altare, sovrastata da una gloria di angeli in stucco dorato disegnata da Bernini. Guardando con attenzione scoprirete altri elementi che si collegano alla vita del santo, per esempio i pescatori con la rete.  Il pavimento a disegno concentrico, in marmo bianco e grigio venato, accentua la dinamicità dell’interno, ma la decorazione che più mi affascina in questa chiesa è la danza degli angeli che si rincorrono gioiosi sulla cupola. Che cosa potrebbe essere più teatralmente barocco?

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