Un attore d’eccezione per Raffaello

Raffaello Sanzio morì a Roma nella notte del 6 aprile 1520. Era un artista celeberrimo e venerato. Aveva 39 anni. Per celebrare il quinto centenario della morte, alle Scuderie del Quirinale è stata organizzata una mostra che avrebbe attirato a Roma migliaia di visitatori. Il COVID 19 non ha permesso di aprirla, se non in forma virtuale. È quindi d’obbligo dedicare una passeggiata a Raffaello.

Sono molte le mete che si potrebbero scegliere: dalla straordinaria cappella Chigi in Santa Maria del Popolo, al Profeta michelangiolesco della chiesa di Sant’Agostino, al piccolo gioiello di Sant’Eligio degli Orefici.

Ho scelto tuttavia di render omaggio a Raffaello in modo indiretto attraverso il personaggio di uno dei suoi ritratti più riusciti, quello che dedicò a Tommaso “Fedra” Inghirami.

Nato a Volterra ma educato a Firenze alla corte di Lorenzo il Magnifico, Inghirami fu un membro influente della cerchia culturale di Leone X, figlio del Magnifico, con cui era cresciuto. Studiò poi a Roma presso l’Accademia Romana di Pomponio Leto, che prevedeva nel suo metodo d’insegnamento anche la recita di opere teatrali classiche. Grande oratore, tale era la sua eloquenza che fu soprannominato “Cicerone del suo tempo”. Nonostante fosse solo un diacono, ricoprì cariche importanti. Fu nominato canonico della basilica di San Giovanni in Laterano e custode dell’Archivio segreto di Castel Sant’Angelo. Il soprannome “Fedra” gli fu attribuito perché in una recita della Fedra di Seneca recitò la parte della protagonista, visto che nella Roma papale le donne non potevano calcare le scene.  

Chissà che effetto doveva avere sugli spettatori, sentirgli dichiarare con parole ardenti il suo amore incestuoso per il figliastro Ippolito: “Un fuoco, un delirio brucia questo folle cuore. Divampa nel midollo delle ossa, scorre per le vene, sin giù nel ventre, il fuoco, un desiderio nascosto, come fiamma che di trave in trave si propaga”*.

Si racconta che durante lo spettacolo, poiché le macchine sceniche si incepparono, Fedra-Inghirami intrattenne piacevolmente il pubblico improvvisando versi in latino.

Intorno al 1510 fu nominato prefetto della Biblioteca Vaticana e fu probabilmente a quegli anni che risale il ritratto di Raffaello.

Inghirami è raffigurato di tre quarti, con la penna nella mano destra inanellata e la sinistra appoggiata ad un foglio bianco. Volge la testa verso l’alto, come alla ricerca dell’ispirazione per scrivere. Il suo abito rosso è semplice, legato alla vita da un cordone. Una berretta dello stesso colore dell’abito gli copre la testa fino alle orecchie.

Gli occhi strabici e sporgenti, il doppio mento, le mani grassocce, il ritratto è di un realismo brutale. Difficile immaginarlo come Fedra mentre dichiara il suo amore a Ippolito.

Del ritratto di Inghirami esistono due copie – una a Firenze e una a Boston – ma a Roma possiamo trovare un’immagine che ci colleghi al personaggio e quindi anche a Raffaello.

Intorno al 1508, il nostro Fedra cadde dalla sua mula e fu travolto da un carro che trasportava covoni di grano. Grato per essersi salvato da un incidente che avrebbe potuto avere conseguenze mortali, Inghirami donò alla Basilica lateranense di cui all’epoca era canonico un ex voto, che possiamo scoprire visitando la Sala Capitolare della Basilica. Impossibile sbagliare vista la somiglianza con l’originale e la didascalia che recita “T. Phaedrus tanto periculo eruptus”.

Raffaello, come tutti gli artisti rinascimentali, disegnò più volte il Pantheon. Nel disegno che vi propongo, Raffaello rappresenta le grandi porte del tempio socchiuse come a volerlo accogliere. E proprio nel Pantheon Raffaello fu sepolto, sotto un arcone ribassato un sacello semplicissimo in un sacello semplicissimo su cui spicca il celebre distico che Pietro Bembo gli dedicò: 

Ille hic est Raphaël temuti quo sospite vinci / Rerum Magna Parens et moriente mori.**

Bembo sottolinea il rapporto tra arte e natura (rerum magna parens) che veniva considerato fondamentale nel Rinascimento. L’unione tra un grande artista e l’espressione di una cerchia coltissima della corte papale può farci capire il livello di raffinatezza culturale raggiunto a Roma già nei primi decenni del Cinquecento.


* Lucio Anneo Seneca, Fedra, edizione Acrobat a cura di Patrizio Sanasi, scena prima.

** Qui giace l’illustre Raffaello. Finché fu vivo la grande genitrice di tutte le cose temette di essere vinta e di morire quando egli morì.

One thought on “Un attore d’eccezione per Raffaello

  1. Emma I’ve just translated it via Google. It is so interesting and I learned a lot. I did not realise Raphael was buried in the Pantheon. I immediately went to Wikipedia. He died at 37. Imagine what he would have achieved if he had lived to be an old man. There are a number of Raphaels in our National Gallery – I will check them on-line, which is what I am doing now that our galleries are all closed. We can see great works with no crowds and people photographing them on their mobiles which drives me crazy.

    Apart from the content your articles are a life-line for my friend Anne, the emeritus Professor of French I mentioned. The Italian Institute in London has of course closed and she no longer can go for lessons.

    Ian

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: