La grammatica delle edicole sacre

Neppure all’occhio più frettoloso può sfuggire la grande quantità di edicole sacre che costellano il centro di Roma. Esprimono la devozione degi umili che si affidavano alle immagini della Madonna per chiedere protezione e conforto, chiamandole affettuosamente madonnelle. Se ne trovano ovunque, ma si infittiscono nelle vie percorse dai pellegrini, come ad esempio in via del Coronari. Nell’antichità si definiva aedicola un tempietto con una statua al centro. Il significato è poi passato a definire un piccolo organismo architettonico, solitamente appoggiato ad una costruzione maggiore, realizzato per proteggere un’immagine.

Via dei Coronari è una strada molto suggestiva. Fu realizzata nel Rinascimento da Sisto IV tagliando i vicoli e vicoletti che ancora oggi la circondano. Era chiamata via recta perché forma un rettifilo di oltre 500 metri, quanto mai raro all’epoca in cui fu progettata. Il nome attuale deriva dai negozietti che la fiancheggiavano che, approfittando del continuo traffico di pellegrini, offrivano rosari (corone) ed altre mercanzie religiose.

Ci sono almeno sette edicole degne di attenzione lungo la strada, per non parlare di quelle nelle vie limitrofe. Ne prenderò in considerazione alcune delle più interessanti per capirne il linguaggio. 

Il punto di partenza è la piazza di Tor Sanguigna, che prende il nome dalla torre omonima. Non è facile notare la torre, perché è incastrata nello spigolo di due palazzi abbastanza anonimi. Vale la pena di osservarla perché ancora conserva vicino ai merli degli anelli di ferro legati alle antiche tecniche di difesa. Un’ulteriore curiosità è che nella zona abitavano cortigiane di lusso, in una città in cui la prostituzione era assai diffusa vista l’elevata percentuale di popolazione maschile.

In termini generali, l’edicola è una vera e propria piccola architettura. Apposta ad un edificio e formata da colonne sormontate da una trabeazione e da varie altre decorazioni, è progettata per ospitare e proteggere un’immagine sacra. 

All’angolo tra Tor Sanguigna e via dei Coronari, addossata a Palazzo Grossi Gondi, una bellissima edicola mariana in stucco riserva una prima sorpresa e permette di evidenziare gli elementi che, più o meno riccamente, adornano questo piccolo genere architettonico. Un quadro a olio su tela raffigura la Vergine Assunta. L’immagine poggia su una mensola aggettante ed è inquadrata da pilastri di stucco con capitelli decorati, sormontati da una ricca trabeazione.  Un volo di angeli di stucco si distribuisce intorno all’immagine, mentre due cherubini sostengono la mensola con le ali aperte. Al di sopra dell’edicola un baldacchino con frange e nappe assicura un’ulteriore protezione. Da notare le luci: ai lati dell’immagine, due candelabri in ferro riccamente decorati; davanti un piccolo lampione.

All’angolo di via dei Coronari con vicolo Febo, una graziosa immagine ovale con la Sacra Famiglia è fissata ad angolo come se fosse sostenuta da nastri svolazzanti. È sormontata da una insolita protezione a pagoda impreziosita da festoni e nappe. 

Sempre su via dei Coronari all’angolo con via delle Vetrina si incastona un’edicola marmorea con arco a tutto sesto e mensole di sostegno. Al centro una Madonna col Bambino dalle forme stilizzate. 

All’angolo con vicolo Domizio, si trova un’edicola che richiama l’attenzione per la sua imponenza. Fu progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, un architetto di fama che costruì edifici importanti, ad esempio Santa Maria Portae Paradisi e il palazzo Baldassini alle Coppelle, importante testimonianza dell’ascesa sociale della borghesia. Sappiamo da Vasari che l’edicola fu costruita nel 1521. Perfettamente inserita nello spigolo del palazzo, è incastonata in una cornice a bugnato. L’edicola vera e propria presenta il rigore e l’armonia di un tempietto classico, con colonne doriche, trabeazione e timpano in travertino. Perin del Vaga, un altro artista celebre, dipinse l’immagine: Cristo che incorona la Vergine. Al di sopra, si notano due finestre cieche e due stemmi. Che due artisti noti si dedicassero a realizzarla dimostra l’importanza che si attribuiva alle madonnelle. L’edicola fu chiamata Immagine di Ponte e, per le sue caratteristiche stilistiche, è ancora adesso considerata come la più bella realizzazione del Cinquecento in questo genere architettonico.

Per esercitare l’occhio all’osservazione e diventare così esperti in edicole, può essere utile prendere in considerazione gli aspetti “di genere” che le descrivono (la grammatica) e che sono poi composti in tanti modi diversi (la sintassi).

Il primo aspetto è la collocazione che non è mai bassa per evitare danneggiamenti, ma che può trovarsi tra il primo e il secondo piano sul muro lineare o sullo spigolo. 

Il secondo aspetto è la protezione superiore, che può assumere varie forme: rettangolare, a pagoda, a semicerchio e così via.

Il terzo aspetto è la struttura architettonica vera e propria, formata da due elementi verticali e due orizzontali.

Il quarto aspetto è l’immagine: per la forma (rettangolare, ovale, quadrata…), per la tecnica (dipinta, a mosaico, di maiolica, scolpita in bassorilievo o a tutto tondo), per l’iconografia  (Madonna col Bambino nelle varie forme, Cristo, Natività…).

Il quinto aspetto è la decorazione di solito realizzata con nastri, angeli in volo, motivi floreali, volute, raggi…

Il sesto aspetto sono i materiali con cui sono realizzate (stucco, marmo, legno, ceramica, mattoni, ferro…) e la loro coesistenza.

Il settimo aspetto è l’illuminazione (centrale inferiore o superiore, laterale) e i materiali delle lampade. 

Gli astronomi di Monte Mario si lamentano perché le luci della città sono così forti da non consentire un uso corretto dei telescopi nell’esplorazione degli astri. Noi stessi siamo così abituati all’illuminazione cittadina, che non vi prestiamo più attenzione. Provate ora ad immaginare una Roma completamente buia, in cui solo le luci delle edicole guidavano il passante. Quando furono costruite, all’interesse religioso e artistico si univa certamente anche quello pratico.

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