La fontana di Giulio III

Nella Roma del Rinascimento non vi erano giardini pubblici, eppure la città era verdissima. Può sembrare una contraddizione, ma non lo è se si considera che le famiglie nobiliari costruivano ville – o vigne come si diceva -, che allora erano suburbane, circondate da grandissimi giardini, con il duplice scopo di disporre sia di un viridiarium, sia di un ampio spazio dove collocare le loro ricche collezioni di marmi antichi, che a Roma affioravano con incredibile abbondanza non appena si scavava. 

Il cardinale Felice Peretti, che nel 1585 diventerà papa con il nome di Sisto V, fece edificare una villa magnifica circondata da un giardino così ampio da occupare l’area di tre colli: Esquilino, Viminale e in parte Quirinale, per un perimetro di oltre cinque chilometri. Dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia, la bellissima villa di Sisto V fu distrutta per costruire il quartiere Castro Pretorio e la Stazione Termini.  Oggi non ne resta niente. Sic transit gloria mundi!

Un esempio di grande villa suburbana ancora sotto i nostri occhi è Villa Borghese. Voluta da Scipione Borghese, nipote prediletto di Paolo V, la villa mantiene pressoché intatta la sua estensione originaria. Un lago, che era stato scavato subito oltre i Propilei del Milizia, fu colmato per evitare miasmi malarici. Ma resta sempre il laghetto interno, che può essere meta di una romantica passeggiata, allietata dal canto di una colonia di pappagalli che vi si è felicemente impiantata. Villa Borghese fu acquisita dallo Stato italiano nel 1901 e da allora i comuni mortali vi possono passeggiare liberamente.

Anche Giulio III Del Monte, che fu papa dal 1550 al 1555, fece costruire una villa che ancora esiste. Oggi ospita il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. La villa era circondata da un enorme giardino, in parte coltivato e in parte sistemato a parco, con statue e fontane; era collegata al Tevere poco lontano da un piccolo porto che il papa poteva comodamente raggiungere in barca dal Vaticano. Ma sussisteva un problema. Per piantare e mantenere un giardino così grande ci voleva tanta acqua che, a quei tempi, non era un bene molto copioso. Inoltre, il papa volle costruire un ninfeo che fosse ornatissimo e quanto mai scenografico (per inciso è nel Ninfeo di Villa Giulia che ancora oggi si svolge la cerimonia finale del Premio Strega). Anche per questa fontana occorreva acqua in abbondanza, ma il ninfeo era stato oculatamente costruito proprio sul percorso dell’acquedotto dell’Acqua Vergine, al quale Giulio III con grande spregiudicatezza sottraeva per le sue esigenze personali acqua destinata ad uso pubblico.

Forse il papa si rese conto di aver esagerato e decise di costruire sulla via Flaminia una fontana “di pubblica utilità”, che potesse essere liberamente utilizzata da tutti. Come di prammatica accanto alla fontana fu costruito un abbeveratoio. Ancora adesso, percorrendo la via Flaminia in direzione di piazza del Popolo, possiamo vedere le due fontane a cavallo dell’angusta via di Villa Giulia. Quella sulla sinistra, realizzata in più fasi, ha un aspetto monumentale con facciata di peperino tripartita ritmata da due lesene e due colonne che inquadrano finestre cieche.

Alla morte di Giulio III, il suo successore Paolo IV confiscò la villa che fu così sottratta alla famiglia del suo ideatore. Ancora una volta sic transit gloria mundi.

Un tempo l’epigrafe posta sulla fontana inneggiava a Giulio III ma, a causa di successivi passaggi di proprietà, l’intitolazione passò a Filippo Colonna. La targa superiore ricorda come la sopraelevazione fosse fatta per ospitare il cardinale Carlo Borromeo. Sull’altro lato della via esiste ancora l’abbeveratoio, di dimensioni ridotte rispetto a quello fatto costruire dal papa.

Se, prima di andare via voltate le spalle alla fontana, vi renderete conto di quanto fosse vicino il porticciolo sul Tevere. Rivolgendo la vista verso Villa Giulia, ne potrete ammirate la splendida prospettiva. Immaginatela ora circondata da giardini rigogliosi e ricchi di opere d’arte. Capirete così che la “dolce vita” a Roma non fu inventata da Federico Fellini.

2 pensieri riguardo “La fontana di Giulio III

  1. Emma carissima, grazie per queste bellissime passeggiate (benché virtuali) che ci accompagnano nel nostro isolamento. Non vedo l’ora comunque di riprendere, sotto la tua sapiente guida, le lunghe camminate in giro per Roma. Sofia

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