Il noce maledetto

Correva l’anno 1099. I Crociati avevano appena liberato il Santo Sepolcro. Esultante per la vittoria, papa Pasquale II decise di dare ascolto ad una supplica che per molto tempo il popolo romano aveva rivolto ai suoi predecessori. Si trattava di liberare da una presenza malefica il luogo dove ora sorge Santa Maria del Popolo.

Nel 69 dopo Cristo una rivolta popolare spodestò l’odiato imperatore Nerone. Per non essere catturato dai rivoltosi l’imperatore, non avendo il coraggio di suicidarsi, si fece trafiggere da uno schiavo. Il suo corpo fu poi cremato sull’ustrinum di famiglia, che sorgeva presso l’attuale Porta del Popolo.

Passano i secoli e, secondo una leggenda, sul luogo della sua morte cresce un noce gigantesco popolato da diavoli. L’odio che circonda Nerone va forse ridimensionato, perché la sua funzione sociale fu importante: quando svalutò l’aureus, ossia la moneta pregiata che veniva utilizzata solo dalle classi superiori, agevolò le classi plebee. Può dunque sembrare paradossale che proprio il popolo lo detestasse tanto. Ma gli storici, come Tacito e Svetonio, appartenevano tutti alla classe senatoria e avevano quindi interesse a mettere in cattiva luce un imperatore che li aveva danneggiati economicamente. Come è risaputo, la storia è quasi sempre un’interpretazione di parte della realtà.

Dal canto loro i papi suffragarono questa interpretazione, perché proprio sotto Nerone si era svolta la prima grande persecuzione contro i cristiani, nel corso della quale fu decapitato san Paolo e crocefisso san Pietro, primo successore di Cristo.

Torniamo al 1099. Pasquale II, che stava ricostruendo Roma dopo il sacco di Roberto il Guiscardo, pensò di esorcizzare gli spiriti maligni, prima abbattendo pubblicamente il malcapitato noce, poi costruendo nello stesso luogo una cappelletta dedicata alla Vergine. L’analogia era evidente: come il Santo Sepolcro era stato sottratto agli infedeli, così la nuova chiesetta mariana avrebbe vinto l’influenza nefasta dei demoni.

Sotto il pontificato di Gregorio IX (1227 – 1241), l’importanza della chiesa si accrebbe con il trasferimento da San Giovanni in Laterano di un’immagine della Vergine che si riteneva dipinta da san Luca, l’evangelista pittore. 

Oggi non resta nulla della costruzione originaria, ma è possibile ripercorrere gli eventi del passato attraverso vari segni, che vi enumero qui di seguito:

  1. sul pavimento della chiesa attuale, tra l’altare barocco e il coro, una targa ricorda la collocazione dell’altare originale dell’epoca di Pasquale II;
  2. l’immagine della Vergine attribuita a san Luca è ancora posta sopra l’attuale altar maggiore;
  3. sull’arcone che si trova sopra all’altar maggiore barocco, alcuni bassorilievi ricordano la leggenda del noce maledetto e la costruzione voluta da Pasquale II.

Grazie all’intervento di Sisto IV, a partire dal 1472, la modesta cappelletta votiva si trasformò nella meravigliosa chiesa di Santa Maria del Popolo, che da sola vale infinite passeggiate per la complessità dell’architettura e per le innumerevoli opere d’arte che racchiude.

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