Ma dove sono queste scimmie?

Santo Stefano del Cacco è una chiesetta che sorge sulla via omonima. Ha un aspetto dimesso e, francamente, non colpisce molto all’esterno. Vale però la pena di visitarla, perché è stata innestata su una basilica medievale che dovrebbe risalire al IX secolo, una vera rarità a Roma. Più volte restaurata, occorre indovinare la forma originaria, concentrandosi sulla scansione dello spazio in tre navate divise da colonne antiche.

La chiesa è dedicata a santo Stefano protomartire, un diacono che morì lapidato per la sua fede cristiana, ancora prima della morte di Cristo. È rappresentato con una pietra posata sulla testa e, strano a dirsi, viene invocato da chi soffre di mal di testa. 

L’appellativo che distingue questa chiesa dalle altre dedicate allo stesso santo non ha nulla a che vedere con la storia del diacono, ma deriva dalla collocazione della piccola basilica in un’area occupata in età romana dalla comunità egizia e da templi dedicati alle loro divinità. In particolare, vi era una statua di Anubi, dio rappresentato con una testa di canide. Il popolo scambiò la testa cinocefala per quella di un macaco, di cui la parola “cacco” è una deformazione.

Altre interessanti reminiscenze egizie nelle vicinanze sono la gattina appollaiata su un cornicione di via della Gatta e il piccolo obelisco utilizzato nel Medioevo come scalino davanti alla chiesa di San Macuto e ora più degnamente collocato di fronte al Pantheon.

Vorrei ora parlare di un altro primate, ossia quello che dà il nome alla Torre della Scimmia, all’inizio di via dei Portoghesi.  

Voltando le spalle alla chiesa di Sant’Antonio dei Portoghesi, vediamo un bel palazzo a testa di ponte, con un portale sovrastato da una terrazza, sul quale si innesta una torre quadrata di laterizi. In cima alla torre si può vedere un’immagine della Vergine con un lumino acceso in segno di devozione.  Il nome della torre deriva da una leggenda, resa notissima dal racconto che Nathaniel Hawthorne ne fece nel suo romanzo Il fauno di marmo, pubblicato nel 1860.

Come spesso avveniva nelle famiglie ricche, i proprietari del palazzo possedevano una scimmia come esotico animale di compagnia. Un giorno la scimmia prese in braccio il bambino neonato del proprietario e si arrampicò con lui sulla cima della torre. Nessuno osava intervenire per timore che la scimmia, spaventata, facesse cadere il bambino. Il padre si rivolse alla Vergine promettendole un omaggio perpetuo se il bambino di fosse salvato. Poi fischiò come di consueto alla scimmia che, docilmente, scese con il bambino incolume. Non sappiamo che fine fece la scimmia, ma è sicuro che dando il nome alla torre si guadagnò la notorietà. Ancora oggi vediamo la Madonna che poggia i piedi sulla falce di luna, simbolo della sua concezione immacolata, col Bambino, entrambi incoronati. Davanti a loro una pia luce continua a brillare.

Come avrete capito, questa è una passeggiata che più virtuale non potrebbe essere. A Santo Stefano del Cacco la scimmia è in realtà un cane, mentre quella della Torre della Scimmia è morta cinque secoli fa. Se proprio volete vedere una scimmia, non vi resta che andare al Giardino Zoologico o, come si dice adesso, al Bioparco.

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