Dalla sabbia ai sarcofagi romani

Quale nesso può unire l’arena, ossia il prodotto ultimo di disgregazione delle rocce ad un’urna sepolcrale romana?

È una catena di parole lunga ma interessante che proverò a percorrere insieme a voi. 

Nei circhi romani dove avvenivano i combattimenti dei gladiatori tra di loro o contro le fiere, si spargeva a terra uno strato di sabbia che serviva a evitare che gli atleti scivolassero e, con uso per noi più raccapricciante, ad assorbire il sangue copioso che sgorgava dalle ferite di uomini e animali. In latino sabbia si dice arēna, da cui l’italiano rena. Con una metonimia evidente prese il nome di arena lo spazio che nei circhi o negli anfiteatri dell’Antichità era destinato allo svolgimento dei giochi. A Roma, via Arenula si chiama così perché si copriva di sabbia durante le inondazioni del Tevere.

Tornando ai giochi circensi, sappiamo che i gladiatori si cospargevano il corpo di olio per scivolare dalla presa dell’avversario. Dopo il combattimento chi aveva avuto la buona sorte di sopravvivere doveva essere ricoperto da un impasto di rena sangue sudore, che si detergeva usando lo strigile, uno strumento, solitamente in bronzo, formato da un manico e da una seconda parte incurvata a leggermente a cucchiaio. Accanto al Colosseo esisteva una fontana chiamata Meta sudans, alla quale è probabile che i gladiatori ricorressero per detergersi. Anche questo nome è degno di nota. La meta era un qualsiasi oggetto a forma conica o piramidale che dava il senso della direzione. Nel circo romano le due mete erano le estremità – destinazione – della spina che i carri dovevano superare ad ogni giro. La Meta sudans aveva questo nome perché si trovava esattamente al confine di quattro regioni augustee. L’aggettivo sudans si riferisce ovviamente allo sgorgare dell’acqua dagli orifizi che foravano il cono. I resti della Meta sudans erano ancora visibili fino al 1936, quando la fontana fu inopinatamente distrutta. 

Resta ancora da capire il nesso tra l’arena e i sarcofagi. A me piace immaginare l’effetto che aveva passare lo strigile sul corpo: si disegnavano così delle onde longitudinali che alternavano la pelle pulita da quella ancora sporca. È lo stesso effetto che vediamo su molteplici sarcofagi che, proprio per questo, prendono il nome di sarcofagi strigilati.

A Roma i sarcofagi strigilati sono davvero numerosi. Possono essere impreziositi da sculture angolari o bassorilievi centrali inseriti in clipei. Possono esserci ritratti o motivi decorativi. Curiosando nei cortili del quartiere del Rinascimento, avrete il piacere di scoprirne moltissimi: taluni semplicemente appoggiati alle pareti, altri trasformati in suggestive fontane.

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