La casa del fu Mattia Pascal

Nel 1904 Luigi Pirandello pubblicò a puntate “Il fu Mattia Pascal” nella rivista Nuova Antologia di Roma. Vi si narra in prima persona il caso “assai più strano e diverso” di un uomo che viene considerato morto suicida nel suo paese siciliano, ma che è invece vivo e vegeto e ricco di una grande vincita al casinò. Mattia approfitta di questa doppia coincidenza per sfuggire sia alla vita soffocante del suo paese, sia alla tirannia di una moglie non amata.

Assume il nome fittizio di Adriano Meis e, dopo aver felicemente peregrinato per l’Europa, decide di stabilirsi a Roma. Non può concedersi un appartamento, visto che non dispone di documenti. Affitta allora una camera modesta in una casa che lo affascina per la sua vista sul Tevere. Ecco come la descrive:

“[La proprietaria] mi introdusse, attraverso un corridoio buio, nella camera che dovevo prendere in affitto. Aperto l’uscio, mi sentii allargare il petto, all’aria, alla luce che entrava per due ampie finestre prospicienti il fiume. Si vedeva in fondo in fondo Monte Mario, Ponte Margherita e tutto il nuovo quartiere dei Prati fino a Castel Sant’Angelo; si dominava il vecchio ponte di Ripetta e il nuovo che vi si costruiva accanto; più in là, il Ponte Umberto e tutte le case di Tordinona che seguivan la voluta ampia del fiume; in fondo da quest’altra parte, si scorgevano le verdi alture del Gianicolo, col fontanone di San Pietro in Montorio e la statua equestre di Garibaldi.”*

Nella vista di Mattia Pascal la vecchia Roma si fonde con la Terza Roma – come si diceva – nata per rispondere ai bisogni della nuova capitale del Regno. In particolare era necessario costruire quartieri residenziali per accogliere la nuova schiera di impiegati e professionisti che avrebbero lavorato nella capitale, e costruire nuovi ponti che collegassero le due rive. Erano anni di grandi trasformazioni a Roma. A partire dal 1870, dopo un’ennesima e gravissima inondazione del Tevere, si iniziarono a costruire i Muraglioni per arginare definitivamente il fiume ed evitare che ampie zone della città bassa fossero sommerse, a volte fino a 16 metri d’acqua.

Sulla riva destra del fiume Mattia scorge Monte Mario, punto d’arrivo a Roma della via francigena, traversato dalla via Triumphalis che conduceva i pellegrini fino alla Basilica di san Pietro. Poi vede Ponte Regina Margherita, che fu costruito nel 1885, e al di là i Prati di Castello, così detti per la loro vicinanza a Castel Sant’Angelo, che negli anni Settanta e Ottanta si trasformarono nel Quartiere Prati. Il vecchio Ponte di Ripetta era un ponte provvisorio realizzato in assi di legno posate su una travata di ferro che era sostenuta da piloni. Nel romanzo di Pirandello, si legge anche che dalla sua stanza, il protagonista udiva “il rumore di qualche vettura sul prossimo ponte di legno”. Il nuovo ponte di Ripetta è in realtà l’attuale Ponte Cavour, inaugurato nel 1901, che comportò purtroppo la distruzione del Porto di Ripetta. Tordinona, che prendeva il nome da una delle torri delle Mura Aureliane sulla riva sinistra del Tevere, era tristemente nota per aver ospitato le terribili prigioni papali. 

Guardando verso sinistra, Mattia vedeva la collina del Gianicolo che si caratterizza per un monumento antico – la mostra dell’Acqua Paola – ed uno moderno, la statua equestre di Garibaldi inaugurata nel 1895. Pirandello aveva vissuto a Roma dal 1892 al 1894. Era dunque stato testimone oculare di molte delle realizzazioni edilizie di cui parla. 

Un ulteriore indizio del romanzo dice che la casa si trovava davanti alla chiesa di San Rocco. Dobbiamo dunque concludere che fosse nel nucleo di edifici demoliti per liberare l’area intorno al Mausoleo d’Augusto e per consentire la costruzione del contenitore dell’Ara Pacis. Si era nel 1936 e la retorica fascista si compiaceva tanto di questa impresa, che lo stesso Mussolini si fece fotografare armato di piccone mentre colpiva i muri da abbattere. Quando ci sediamo sui gradini di fronte alla fontana del nuovo contenitore dell’Ara Pacis progettato da Richard Meier, siamo molto vicini al luogo in cui Pirandello ambientò il suo romanzo.

Ma il Ponte Margherita assume un ulteriore significato nella storia di Mattia Pascal divenuto Adriano Meis. Passata l’euforia della libertà conquistata, Mattia/Adriano si accorge che non è possibile vivere senza identità. Non può affittare una casa, non può denunciare un torto subito ma, soprattutto, non può sposare la donna di cui si è innamorato. Non gli resta che una soluzione: fingere un suicidio che gli consenta di riacquistare la sua vera identità. Lascia dunque il cappello, il bastone e un biglietto con il nome di Adriano Meis sul parapetto di Ponte Margherita e se ne va “cercando l’ombra come un ladro, senza volger[s]i addietro”.

Dal Mausoleo di Augusto a Ponte Margherita e al nuovo Museo dell’Ara Pacis, ecco una passeggiata virtuale che, per quanto breve, ci fa percorrere 2000 anni di storia della città. 

Fonte letteraria

Nel suo romanzo Le bibliotecarie d’Alessandria (Palermo, Sellerio, 2002, p. 140-141), Alessandra Lavagnino descrive uno scorcio dei cantieri di Prati e della costruzione del Palazzo di Giustizia.

“Sposatisi in Santa Maria in Traspontina a Borgo Pio, allora parrocchia di tutta la zona, Giacinto e Matilde furono in Prati, primi affittuari d’un appartamento del palazzo di via Ulpiano d’angolo col Lungotevere.

Dalla casa piena di sole, tanto più grande e bella di quella in via delle Carrozze, di là dal Tevere e i suoi bianchi muraglioni nuovi, i Fieschi potevano vedere “tutta Roma”; di scorcio, Ponte Cavour in costruzione.

Verso Castello s’allargava l’immenso scavo col cantiere del gran palazzo destinato a che vi si amministrasse la giustizia del Regno e che un giorno sarebbe stato detto Palazzaccio”.


* Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal e Il Turno, Roma, Newton Compton, 1999, p. 199.

One thought on “La casa del fu Mattia Pascal

  1. Grazie per questi intermezzi di sapienza e di amore per la Sua città, che è anche nostro.
    Cari saluti,

    ANDREAS GIACUMACATOS
    Professor of Architecture-
    Member of the Academy of Arts in Florence
    Faculty of Art History and Theory
    Athens School of Fine Arts

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