Obelischi grandi, obelischi piccoli

Si sa che Roma è la città degli obelischi. Quando conquistarono l’Egitto, i romani rimasero affascinati nel vedere questi altissimi e snelli monoliti, solitamente di basalto o di granito rosso, eretti in onore del dio Sole. Da grandi ingegneri quali erano, a partire dall’età imperiale trasportarono a Roma molti degli obelischi che ora forniscono straordinari punti di fuga alla città. Costruirono a questo scopo navi così grandi che una di esse, affondata appositamente, costituì la base del molo del Porto di Traiano a Ostia.

Un itinerario affascinate sarebbe quello delle piazze che si fregiano di un obelisco, ma per il momento propongo di visitare (virtualmente) il punto di Roma dal quale è possibile vedere contemporaneamente tre obelischi. Avrete capito che mi riferisco all’incrocio delle Quattro Fontane. Solo girando su noi stessi, potremo ammirare quattro punti di vista straordinari:

l’obelisco di piazza del Quirinale tra i due Dioscuri; quello Esquilino davanti all’abside di Santa Maria Maggiore; quello di Trinità dei Monti in cima alla scalinata e infine Porta Pia.

I due obelischi del Quirinale e dell’Esquilino formano una coppia che in età romana fu probabilmente posta ai lati dell’ingresso al Mausoleo di Augusto, per sottolineare il carattere sacro del luogo. Nel Cinquecento, i due monoliti giacevano spezzati in tre parti ancora nei pressi del Mausoleo. Sisto V incaricò Domenico Fontana, di innalzarne l’obelisco Esquilino proprio dove ora lo vediamo. Il papa era impaziente che il lavoro fosse compiuto, anche perché proprio su quella piazza si affacciava la sua magnifica villa, di cui ora non restano tracce.

Il gemello dell’obelisco Esquilino dovette invece attendere il 1786 perché papa Pio VI lo facesse erigere sulla piazza del Quirinale. L’anno dopo lo stesso papa fece innalzare anche l’obelisco di Trinità dei Monti, uno degli ultimi ad essere trasferiti dall’Egitto a Roma, e rinvenuto in una proprietà dei Ludovisi che lo regalarono a papa Clemente XII.

Finora abbiamo parlato di obelischi imponenti che, assieme a tutti gli altri, rendono Roma una città eccezionale anche dal punto di vista delle fughe viarie.

Vorrei ora soffermarmi su un obelisco poco appariscente, che i passanti di via dei Banchi Nuovi non sembrano neppure scorgere. Sappiamo come Domenico Fontana fosse un architetto dotato di straordinarie capacità tecniche. Papa Sisto V lo incaricò di erigere, in breve successione di tempo, quattro obelischi rispettivamente davanti alle chiese di San Pietro, Santa Maria del Popolo, Santa Maria Maggiore, San Giovanni. Con lui lavorava il nipote Carlo Maderno, al quale fu concesso di fregiare il suo stemma con un piccolo obelisco a ricordo delle imprese compiute con lo zio. Ai numeri 1-4 di via del Banchi Nuovi, possiamo ancora vedere nelle cornici delle finestre gli elementi araldici di Carlo Maderno: oltre all’obelisco, l’aquila, la torre e la scacchiera.

Chi volesse vedere un’immagine migliore dello stemma, può recarsi nella vicina chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, dove Maderno fu sepolto sotto il pavimento del transetto.

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