Dal piede alla testa

La strada che porta da piazza del Collegio Romano alla Minerva si chiama via del Pie’ di marmo. Ma percorrendola, ci rendiamo subito conto che il piede non c’è. Per trovarlo dobbiamo spostarci all’angolo di via Santo Stefano del Cacco. La storia ci dice che questo reperto, ritrovato in situ come unico resto di una statua colossale femminile, doveva probabilmente ornare il grande arco di ingresso all’Iseo Campense, che fu distrutto nel Cinquecento. Il piedone rimase all’imboccatura della strada omonima fino al 1878, quando fu spostato dove si trova ora, perché non intralciasse il corteo funebre di Vittorio Emanuele II che dal Palazzo del Quirinale sarebbe passato di lì per arrivare al Pantheon.

Il grande piede non è l’unico resto di questo tipo. Nel cortile dei Musei Capitolini, è esposta ad esempio una testa colossale di Costantino e una sua mano altrettanto enorme. 

Ci si potrebbe chiedere perché di queste statue colossali si trovino solo alcuni resti e la risposta è semplice. Si trattava di acroliti (da due parole greche che significano estremi e pietra), ossia di un genere di scultura, che consisteva nel creare statue colossali in cui solo gli estremi (testa, mani, piedi) erano realizzati in materiali pregiati (marmo o persino avorio), mentre il resto della struttura era in legno ricoperto da panneggi in tessuto. Ecco perché le parti in legno e tessuto, molto più deteriorabili, sono andate perdute mentre abbiamo conservato gli “estremi”.

La più celebre tra queste statue è senz’altro la raffigurazione crisoelenfantina di Atene Parthenos (vergine), realizzata da Fidia, per essere collocata nel tempio sull’Acropoli, che proprio dalla statua prese il nome. La preziosissima statua, ormai perduta, era realizzata in avorio e lamine d’oro. La tecnica consisteva nel ricoprire in avorio la struttura di sostegno simulando la pelle; le lamine d’oro servivano invece per raffigurare le vesti e i capelli. 

Anche in questo campo Roma fece tesoro della raffinata cultura greca. Come diceva Orazio (Epistole, II, 1, 156): Graecia capta ferum victorem coepit et artes intulit agresti Latio. I romani avevano vinto i greci con le armi, ma i greci li vinsero introducendo le arti nella loro vita frugale. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: