Uno scoop del Cinquecento

Il celebre gruppo scultoreo del Laocoonte è conservato nel cortile ottagono dei Musei Vaticani. Potrebbe quindi sembrare improprio parlarne, visto che le nostre passeggiate si svolgono rigorosamente in luoghi ad accesso libero. Non è infatti il Museo che vorrei invitarvi a visitare ma il luogo in cui questa straordinaria scultura fu rinvenuta.

Era il 14 gennaio 1506, quando un messo riferì a papa Giulio II Della Rovere che, a Colle Oppio in una vigna presso Santa Maria Maggiore, era stato rinvenuto un primo frammento di una grande statua antica. Con il termine vigna si definiva nel Cinquecento una proprietà suburbana con una dimora circondata da campi e giardini. Il proprietario della vigna in questione non era dunque un contadino, ma un gentiluomo che si chiamava Felice (di nome e di fatto) de’ Fredis e che si rese subito conto della fortuna che gli era capitata. La vigna era nota come “vigna alle sette sale”, dal nome che veniva dato alle Terme di Traiano. Le sette sale erano ovviamente i grandi serbatoi d’acqua che alimentavano le terme.

Il papa, impetuoso e volitivo com’era, ordinò che un palafreniere si recasse da Giuliano da Sangallo, ordinandogli di andare immediatamente a verificare la scoperta. Il caso volle che Michelangelo Buonarroti si trovasse a casa di Giuliano e si unisse a lui.

I due sommi artisti si chinarono sulla buca, profonda circa 3/4 metri, e Giuliano riconobbe subito il soggetto dell’opera, che conosceva attraverso la descrizione che ne aveva fatto Plinio il Vecchio nella Storia Naturale

La qualità del gruppo, le sue dimensioni, i nomi degli artisti ellenistici che l’avevano eseguita, la sua collocazione a casa dell’imperatore Tito erano elementi tali da suscitare interesse e curiosità. I cardinali si affrettarono a recarsi sul posto. Le cronache dell’epoca raccontano che lo straordinario ritrovamento fece accorrere a Colle Oppio una tale moltitudine di popolo che sembrava di essere al tempo del Giubileo. Il papa si decise immediatamente per l’acquisto, e un mese dopo non solo il Laocoonte faceva il suo ingresso in Vaticano, ma proprio quella data – 14 febbraio 1506 – segna la fondazione del Museo di sculture antiche, primo nucleo dei Musei Vaticani.

Vale la pena ricordare che Laocoonte era un sacerdote di Nettuno, che si insospettì perché gli Achei, che sembravano voler abbandonare la guerra dopo dieci anni di assedio, avevano lasciato davanti alle mura di Troia un enorme cavallo di legno. Il sacerdote mise in guardia i suoi concittadini che naturalmente non l’ascoltarono ma, come se non bastasse, Nettuno lo punì. Due enormi serpenti marini uscirono dal mare e strangolarono nelle loro spire Laocoonte e i suoi due figli. La leggenda è dunque legata alla necessaria caduta di Troia, perché Enea ne potesse fuggire. Solo così avrebbe potuto fondare Roma e realizzare le condizioni della sua futura grandezza.

Gli archeologi non sono concordi nel definire il punto esatto del ritrovamento. Vi consiglio di percorrere lentamente via delle Sette Sale, immaginando Giuliano da Sangallo e Michelangelo che arrivano al galoppo per identificare la statua appena rinvenuta. Penso che ripercorrere le loro orme sia una avventura emozionante.

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