A spasso con Stendhal

Si sa quanto Stendhal amasse l’arte. La sindrome che porta il suo nome si manifestò per la prima volta durante la sua visita a Santa Croce a Firenze in cui la molteplicità e la bellezza delle opere finì col procurargli un serio malore.  Anche se la sindrome di Stendhal nasce a Firenze, è Roma la città per la quale Stendhal prova un amore sconfinato. Dice con orgoglio di esserci andato sei volte. Dalle sue successive esperienze di viaggio nacquero le Passeggiate romane, di cui vi propongo qualche spunto. 

Nel viaggio iniziato nel 1827, Stendhal accompagnava in qualità di cicerone (in italiano nel testo), un gruppo di sette persone che viaggiavano in un comodo landau accompagnati da un servitore. Altri due servitori (noblesse oblige) li seguivano in diligenza. Durante il viaggio, da bravo accompagnatore, Stendhal propone un piano per le visite che articoleranno il loro soggiorno romano. Un metodo consisterebbe nel visitare un rione per volta, soffermandosi su tutto ciò che vi si trova d’interessante. Un altro – ed è quello adottato da Stendhal – predilige le visite tematiche, secondo un elenco che anche noi potremmo seguire:

  1. Rovine dell’Antichità: Colosseo, Pantheon, archi di trionfo ecc.
  2. Capolavori di pittura: affreschi di Raffaello, Michelangelo, Annibale Carracci.
  3. Capolavori dell’architettura moderna: San Pietro, Palazzo Farnese ecc.
  4. Statue antiche: Apollo del Belvedere, Laocoonte ecc.
  5. Capolavori di due scultori moderni: Michelangelo e Canova; il Mosè a San Pietro in Vincoli e la tomba di papa Rezzonico a San Pietro.

Quando menziona le statue del punto 4, Stendhal aggiunge che i suoi accompagnatori le hanno già viste a Parigi, riferendosi così ad un fatto storico importante. Quando, al termine della campagna d’Italia, Napoleone Bonaparte fece firmare al papa la durissima pace di Tolentino, pretese che nel bottino di guerra fossero incluse anche importanti opere d’arte come, appunto l’Apollo e il Laocoonte. Per la prima volta nella storia moderna, l’arte diventava moneta di scambio. Se molte di queste opere famose rientrarono in Italia, lo dobbiamo all’abilità di Canova che, in quanto plenipotenziario del papa, trattò la loro restituzione dopo il Congresso di Vienna e la definitiva sconfitta di Napoleone.

Prima di lasciare Stendhal, vorrei parlare della dimensione del tempo. Siamo ormai abituati a fare tutto in fretta, anche viaggiare. Il tempo non basta mai e cerchiamo di porre rimedio alla sua tirannia inzeppando le nostre giornate di visite bulimiche. Il gruppo accompagnato da Stendhal trascorse a Roma un anno, allontanandosene solo di quando in quando per visitare Napoli e l’Italia centrale al di là di Firenze e degli Appennini. Alla fine del libro, Stendhal propone di visitare Roma in 10 giorni, un’impresa spericolata a suo dire, mentre considera decisamente pazzi coloro che pretendono di farlo in quattro giorni. 

Noi non potremmo certo viaggiare come ai tempi di Stendhal. Non ne abbiamo né il tempo, né i mezzi. Ma chi ci vieta di diventare turisti, lenti appassionati, meticolosi, nella nostra stessa città? 

Nel viaggio del 1827, Stendhal dice di aver abitato a via Gregoriana, a quale numero non so. Vale comunque la pena di visitare questa bella via, immaginando che il grande scrittore abbia passeggiato negli stessi luoghi. Ma se volete una targa vera e propria, potete andare a Piazza della Minerva: sul muro dell’omonimo hotel, un tempo palazzo privato, si cita uno dei soggiorni di Stendhal.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: