La porta del Paradiso

I pellegrini che arrivavano a Roma da nord percorrevano l’ultimo tratto della via Flaminia e entravano a Porta del Popolo dove, dal 1589, si ergeva il quarto obelisco eretto a Roma. 

Per avere un’idea numerica del fenomeno, si può fare riferimento a Giovanni Villani che, nel Trecento, parla di 200.000 pellegrini in una città che contava 30.000 abitanti.

Stanchi, affamati, laceri, quando finalmente arrivavano molti di loro erano anche malati. 

Un ospedale, costruito tra le attuali vie del Corso e di Ripetta, li accoglieva. L’ospedale di San Giacomo, eretto nel Trecento da un membro della famiglia Colonna, era detto in Augusta, perché sorgeva presso il mausoleo del primo imperatore romano. Con il passare del tempo, i suoi medici si specializzarono nella cura delle malattie veneree, in particolare del “mal gallico”, così denominato perché importato in Italia alla fine del Quattrocento dai soldati del re francese Carlo VIII. Evidentemente, al di là delle pie intenzioni, i pellegrini dovevano concedersi qualche svago. Molti di loro venivano dunque internati nell’ospedale di via Ripetta, che fu allora ridenominato, con tatto squisito, San Giacomo degli Incurabili. Come dire, “perdete ogni speranza o voi che entrate”. 

A ribadire il concetto, la chiesa che affiancava l’ospedale e il  relativo cimitero ebbe il nome di Santa Maria Portae Paradisi. Merita attenzione sul portale la bella Madonna col Bambino, che fu scolpita nel 1509 da Andrea Sansovino. Purtroppo la fotografia che vi propongo è stata ripresa su un originale che richiederebbe un intervento di restauro per rimuovere gli strati di polvere da cui è coperta.

Fonte letteraria

Francesco Petrarca, nel sonetto XVI del Canzoniere, evoca il senso di pericolo, fatica, incertezza che fa da sfondo al pellegrinaggio a Roma.

Movesi il vecchierel canuto et biancho
del dolce loco ov’à sua età fornita
et da la famigliuola sbigottita
che vede il caro padre venir manco;

indi trahendo poi l’antiquo fianco
per l’extreme giornate di sua vita,
quanto piú pò, col buon voler s’aita,
rotto dagli anni, et dal camino stanco;

et viene a Roma, seguendo ’l desio,
per mirar la sembianza di colui
ch’ancor lassú nel ciel vedere spera:

cosí, lasso, talor vo cerchand’io,
donna, quanto è possibile, in altrui
la disïata vostra forma vera.

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