Il cannone del Gianicolo

A Roma esiste un numero incalcolabile di chiese, quasi tutte munite di campanile e campane, che scandivano il tempo, chiamando alle funzioni e alla preghiera o, semplicemente, battendo le ore.

Doveva trattarsi di un concerto dissonante, visto che non vi erano indicazioni condivise per la misurazione del tempo. Per risolvere il problema, nel 1847 Pio IX decise di affidare ad un cannone il compito di segnare l’ora precisa una volta al giorno. Questa usanza si è mantenuta, più o meno ininterrottamente, fino ai nostri giorni.

I “romani de Roma” sanno che a mezzogiorno in punto un cannone spara una salva dal Gianicolo. 

Oggi si tratta solo di un fatto sentimentale e folkloristico: tra telefonini, I-pad e ammennicoli vari non rischiamo certo di non sapere che ora è. Eppure, nel passato doveva essere importante ancorare la giornata ad un punto fermo che la spartisse a metà. Un po’ come la passeggiata di Kant che scandiva l’orario dei cittadini di Königsberg. 

Mi sono spesso chiesta come facesse il cannoniere, in assenza di strumenti di misurazione precisi, a dare l’ora esatta e ho trovato una risposta leggendo delle varie attività che i Gesuiti svolgevano al Collegio Romano. La grande scuola che Ignazio di Loyola fondò nel 1551 nacque con il compito di dare un’educazione formale ai Gesuiti, perché era troppo costoso inviarli a studiare in università lontane, come si era fatto negli anni precedenti. Vi dovevano dunque essere assicurate tutte le discipline, dalla matematica alla retorica, dalla storia all’astronomia. Vi fu così installata anche una specola, per l’osservazione degli astri e il calcolo del tempo. Sembra che proprio dalla specola dei Gesuiti partisse il segnale che l’artificiere del Gianicolo coglieva con un cannochiale.

In questi giorni monotoni e interminabili, in cui l’assenza di qualsiasi attività rende le giornate tutte uguali, noi immaginifici italiani abbiamo inventato un modo nuovo per scandire il tempo. Alle 6 in punto le finestre si aprono e ascoltiamo tutti insieme una musica concordata. La prima è stata l’inno di Mameli. È stato bello perché, anziché rincorrere un tempo che, nella nostra vita “normale” ci sfugge sempre e sembra non bastare mai, abbiamo aspettato con pazienza di sincronizzarci con gli altri: dal tempo individuale e individualistico siamo passati ad un tempo collettivo che ci ha emozionato. Chissà se riusciremo a ricordarlo, quando il pericolo del contagio finirà.

2 pensieri riguardo “Il cannone del Gianicolo

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