La prima palma

Quando è stata piantata a Roma la prima palma?

Ho sempre pensato che fossero stati i piemontesi a riempire di palme le piazze romane. Venendo da un clima molto più rigido – mi dicevo – avranno voluto scegliere alberi per loro insoliti. 

Mi sbagliavo. La prima palma romana fu piantata nel 1588 da un savonese nel chiostro della chiesa di San Giovanni Battista dei Genovesi a Trastevere, all’angolo tra via Anicia e via dei Genovesi. Si trattò di un vero e proprio evento, tanto che un’epigrafe scolpita in una delle colonne del chiostro ancora ce lo ricorda solennemente. 

Questa curiosità può essere il pretesto per visitare il chiostro, uno dei più belli del Quattrocento. Si pensa, ma senza averne certezza, che fu progettato da Baccio Pontelli, lo stesso architetto (e questo è sicuro) che costruì per Sisto IV la Cappella Sistina.

L’ipotesi è plausibile: la Confraternita dei Genovesi, ricca e stimata, poteva permettersi non solo di ingaggiare artisti prestigiosi, ma anche di adempiere alle opere di misericordia. La Confraternita forniva la dote a fanciulle oneste di origine ligure, perché potessero sposarsi. Una volta all’anno, in occasione della festa di san Giovanni Battista, aveva il diritto di liberare un condannato a morte genovese. Accanto alla chiesa costruì un ospedale, dove ricevevano assistenza i liguri che si ammalavano a Roma. Di solito si trattava di marinai che arrivavano a Ripa Grande, il porto fluviale di Roma che si trovava a poca distanza, all’altezza dell’attuale Testaccio. Il loro privilegio non era da sottovalutare, viste le condizioni dell’assistenza pubblica a Roma.

Allora come oggi era importante poter contare su una struttura sicura ed essere curati da medici validi.

Una testimonianza letteraria

Nel suo bel romanzo L’architettrice (Torino, Einaudi, 2019) Melania Mazzucco racconta di una visita che la protagonista fa alla Confraternita dei Genovesi, in compagnia del nonno originario della Spezia.“Quando sbucammo nel chiostro rimasi colpita dalla vastità inattesa dello spazio: al centro del giardino, tra alberi d’arancio, limone e melograno, cespugli di lavanda, garofani e ciclamini, troneggiava un antico pozzo, incorniciato da colonne ioniche. Ma più ancora mi lasciò senza fiato la geometrica bellezza delle forme. Simmetria e variazione, combinate con sapienza” (p. 144).

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